DELIRADIO | La variante E.K. potresti essere tu

Pubblicato su Deliradio il 22/1/2016

di Federica Guzzon

Chi decide di andare a vedere uno spettacolo dei Doppiosenso Unico ha solo una pretesa: ridere. La trilogia Niente di nuovo sotto al suolo è composta da La variante E. K.,Gu.f.o e Operamolla, ideati e rappresentati tra il 2013 e il 2015 in un periodo buio per Luca Ruocco e Ivan Talarico. Affrontano le tematiche del suicidio, l’alienazione e la malattia con cinismo e astrazione. I due giocano con la rappresentazione, su due piani: quello di personaggi e quello di narratori, portando l’opera dall’escatologico al comico.

Il protagonista di La variante E. K. è uno spettatore scelto casualmente dal pubblico, che verrà guidato da Ruocco e Talarico a interpretare il suicida. Con un cappio al collo gli verrà chiesto di saltare dalla sedia, di ripetere delle frasi, di imitare dei gesti e di rapportarsi con altri spettatori-personaggi ugualmente selezionati a loro insaputa.

Alla storia portante i due comici alterneranno delle scene collegate al tema con dei nessi verbali oulipiani, come il gioco di bara-baro-biro-bora-barba. Aiutati dagli oggetti di scena (di Stefania Onofrio), impersoneranno portatori di bare, amici e parenti del defunto, cowboys apparsi in sogno alla vittima, cartomanti e veggenti fino alla figura di Lucifero che attende di buon volere la vittima stessa.

Nella piccola sala Gassman del teatro dell’Orologio il pubblico non ha modo di distrarsi né di sentirsi tirato fuori: lo sguardo dell’attore avviluppa lo spettatore, trascinandolo nei sofisticati discorsi retorici. I due estendono il palco fino sugli spalti e toccano, scuotono, immergendo tutti nell’arte dello spettacolo.

Un teatro di reazione e partecipazione dove non è più l’attore il fulcro ma pari a lui sono la scenografia, le luci, la musica e lo spettatore. Uno spettacolo che si fa e cambia di volta in volta con il pubblico che ha, come gli spettacoli di Rezza, colui che ha girato anche un video promozionale con Ruocco.

I tempi comici funzionano e lo spettacolo non perde ritmo, gli attori sono bravi a non uscire mai dal loro ruolo e lo spazio è gestito al meglio. C’è forse solo una leggera monotonia, quasi prevedibilità che crea uno scarto con Gu.f.o e Operamolla. D’altronde questo è stato il primo dei tre e ha tutte le ragioni per essere sul gradino inferiore. Vanno apprezzati i momenti più idilliaci e meno costruiti di un non senso che vorrebbe perpetuarsi all’infinito quando a E. K. viene chiesto di ripartire da capo inscenando il suicidio.

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