CIRCUITO MUSICALE | Quando la morte ti fa… ridere da morire!


Articolo pubblicato su Circuito Musica del 05/03/2013

di Mariangela Ungaro

Il 27 Aprile 2013 ero a Roma per una breve vacanza e quella sera sono stata invitata da mia cugina Stefania Onofrio (tecnico audio e luci) ad assistere ad uno spettacolo teatrale per il quale stava lavorando.
Mi presento alla serata con mio marito e tutto pensavo tranne che avrei recitato, e che mio marito sarebbe stato niente meno che l’attore di punta per tutto lo spettacolo!

Ebbene, lo spettacolo teatrale “La variante E.K.”è basato sull’improvvisazione teatrale, ovvero la massima difficoltà per un professionista, che deve seguire un canovaccio di sceneggiatura ma deve stare attentissimo a quanto accade in scena, soggetto a qualunque “happening” e reagire di conseguenza, restando fedele al trattamento dell’opera.

Luca Ruocco e Ivan Talarico sono i protagonisti di questo genere teatrale, fondatori nel 1999 della compagnia teatrale “Doppio Senso Unico”, sulla scia dell’omonima compagnia teatrale gestita dai loro antenati dal 1932.
La compagnia produce anche video indipendenti e musica.

-Lo spettacolo- dichiarano gli attori -per via della sua struttura intimamente legata alla presenza del pubblico, è stata presentata in spazi aperti come “studio” (in teatrini, locali..) e ha utilizzato le interazioni che si sono verificate nei vari contesti, per crescere sia strutturalmente sia drammaturgicamente. –

La versione presentata si basa su un allestimento semplice ma d’effetto, con pochi accessori di scena ma fortemente d’impatto (il cappio, su tutti) e maschere e parrucche per moltiplicare la presenza scenica dei due interpreti.

E.K è il protagonista dello spettacolo, è sempre diverso ad ogni replica e viene scelto tra il pubblico presente.
Infatti, all’inizio dello spettacolo, uno degli attori comincia ad avvicinarsi al pubblico con aria sospettosa e decisamente indagatoria. Tutto il pubblico lo guarda con aria interrogativa, chi sorride nervosamente per difesa, chi come me invece saluta con un sonante “Buona sera!” e porge pure la mano sorridente,( mano che viene amichevolmente stretta), e chi guarda altrove perché ha già capito che potrebbe essere “beccato” come a scuola…E, come i bambini, si crede che se non si guarda l’aguzzino, egli non ci noterà..

Invece l’attore colpisce, ha trovato l’E.K. della serata!
La scelta finisce su Emanuele Contreras, musicista di professione: come tutti i musicisti artisti completi, è anche istrionico attore, ovviamente non professionista, ma fornirà, suo malgrado, ottimi spunti per lo spettacolo, che ne risulterà arricchito ed esilarante.

E.K. vuole suicidarsi, nella sua vita non c’è più nulla che funzioni; deve farla finita ma ha bisogno di metodo: i due attori saranno i suoi mentori per affrontare un suicidio “pulito” e “matematico”.
E.K. è aiutato da Ruocco e Talarico ad evocare i suoi ricordi, che ne escono condotti ed estraniati con doppi sensi, metafore, ironie e sarcasmi vari, che riducono letteralmente alle lacrime il pubblico. Alla fine dello spettacolo E.K. riuscirà a chiudere il gioco dell’impiccato che lo affascinava fin da bambino. Per la gioia del pubblico e dei due mattatori, che in scena ne loderanno pure i resti!
E.K. si sottopone suo malgrado ad un duro allenamento: la sua vita è ripercorsa nei punti salienti, nei cattivi consigli, l’infanzia e l’adolescenza vissute in una famiglia vuota e apparente, nel suo maldestro rapporto con le donne (anche la fidanzata di E.K. è una ragazza del pubblico, così come i genitori..data l’età ho interpretato la mamma di E.K. mentre mio “marito” era un baldo e giovane centauro romano) sulla mamma apprensiva ma che non ascolta, sul padre assente e insofferente, sul pubblico che ride senza pietà alcuna, perché ciò che guarda è divertente, ma il pubblico è anche metafora del mondo che emette giudizi e ride delle disgrazie altrui. Senza pietà.

E.K. viene in qualche modo indotto a fare ciò che desiderava e forse avrebbe fatto comunque..
Uno degli attori comincia a “lavargli il cervello” neanche fosse un torturatore militarista, che se anche ci fosse stato un minimo spiraglio di speranza per E.K. si discioglie amaramente, annullando ogni volontà vitale del protagonista.
“Che cos’è questo?” grida l’attore rivolto a E.K. che indossa un cappio.
Il povero protagonista improvvisato risponde intimidito che è un cappio..
“No” grida l’attore “Questo è tuo fratello!”
Da questo momento è un susseguirsi senza soluzione di continuità di “non-sense” di “sense” studiatissimi, che strizzano l’occhio anche alla satira politica, religiosa (la posizione della Chiesa sul suicidio) e sociale (il finto perbenismo) fino al surrealismo, al cinismo più bieco, ai giochi di parole, alle citazioni letterarie colte …
Gli organizzatori di funerali, così cinici -il becchino ha davvero il becco neanche fosse uscito da Pinocchio di Collodi- diventano portatori di bara, poi portatori di biro, infine portatori di Bari, con un accento che non lascia ombra di dubbio.

Nella piece teatrale irrompono anche i cavalli: la passione di E.K. per il west, apre lo spettacolo sull’inquietante e straordinario mondo dei cavalli, che nulla hanno da invidiare al cinismo e alla più bieca cattiveria e umorismo nero dell’ “allenatore” e dei portatori. Anzi, il fatto della trasfigurazione umana in animale rende ancora più liberi gli istinti primordiali, l’aggressività, risolti però in maniera che, se prima il pubblico piangeva dalle risate, ora ha bisogno del bagno…

Anche E.K. si trasformerà in cavallo alla fine dello spettacolo, morirà –finalmente- con una bella banana ficcata in bocca e l’immancabile cappio al collo; troverà all’inferno la giusta pena.

Non manca la battuta finale dei becchini:
“Qui giace E.K.”
“Morigerato visse, morigerato morisse”
“Lo ricordo bello e forte”
“Ricordi male.”

Grazie ragazzi!
Buona Arte!

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