GUFETTO | Operamolla: il Senso si nasconde nell’imprevedibile

Pubblicato su Gufetto il 19/1/2016

di Jessica Bertagni

Spettacolo originale e continuamente sorprendente, sollecitatore di sorrisi spontanei e incontrollabili, questo in un primo momento ciò che provoca nello spettatore “Operamolla”.
Di cosa parla lo spettacolo? il tema centrale è quello della morte e delle malattie e per parlare al pubblico vengono adoperati diversi sistemi di comunicazione e intrattenimento, infatti lo spettacolo si suddivide in diverse fasi.

Nella prima parte, lo spettacolo sembra rispecchiare i canoni della macchina teatrale: i due attori interpretano il ruolo di due fratelli, con un’età ormai avanzata, che vivono soli chiusi in casa da dieci anni per paura delle malattie e della morte, eppure tutto ciò che sembrano desiderare in questo “autoimposto arresto domiciliare” è proprio il momento dell’ estrema unzione, magari con l’aiuto di qualche malattia che viene bramata con ansia. Nel frattempo aspettano una risposta dall’ Aldilà : al centro della scena vi è una struttura rialzata con un lenzuolo bianco che copre qualcosa, o forse qualcuno che sembra essere disteso sotto, sarebbe infatti il loro terzo fratello, ormai deceduto da tempo ma conservato in famiglia perchè devono essere pronti se da un momento all’altro decide di risorgere. Sfida continua con la morte dunque: un morto che si attende resusciti, gli spifferi d’aria che spaventano, simulazioni continue di morti, lezioni su come si riconosce un morto, un’irresistibile volontà  a dipartire, dialoghi con oggetti di casa scambiati per santi, delirio e giochi assurdi si susseguono, ogni tanto inframezzati da dei dialoghi tra due uccelli del malaugurio che intervengono come a segnare la fine di un round, con una forte ironia fumettistica.

Finalmente però, uno dei due (Luca Ruocco) intento a mostrare al fratello come si muore, muore davvero e da qui lo spettacolo cambia, il personaggio rimasto in vita si toglie la maschera donando al pubblico l’attore (Ivan Talarico) che con calma e voce profonda invita il pubblico a seguirlo in una laica processione funebre per il suo collega portandolo fuori lo spazio teatrale per compiere il rituale d’addio. Ma mentre il pubblico ritorna in sala avviene il miracolo: il defunto resuscita e diventa guaritore. Ha una missione ora: guarire le persone dalle malattie. Da questo momento in poi lo spettacolo assume un nuovo ulteriore aspetto che supera le leggi della drammaturgia classica e gioca con il pubblico: uno alla volta gli ammalati vengono portati sul palco per essere guariti e sottoposti a delle prove per liberarsi dal male che hanno addosso (in tutti i sensi!)

Conclusasi la scena con la morte definitiva del guaritore, lo spettacolo si chiude con un epilogo toccante, che racconta brevemente la storia di un amico degli autori, Felice Operamolla, da cui il titolo dello spettacolo, e che morirà in seguito a una delle malattie messe in scena. Non è facile mantenere quell’ equilibrio che questo spettacolo richiede per arrivare alla coscienza dello spettatore. Nonostante ricorra a molti espedienti che vanno “oltre” il teatro al fine di coinvolgere il pubblico in maniera viva e personale, portandolo al centro dell’attenzione e della finzione, non cade mai nello stucchevole o nel ridicolo e diventa una ricerca profonda di uno dei dogmi della vita che appartiene a tutti noi e a cui nessuno può fuggire, la morte, e di come ci rapportiamo ad essa, ma sempre ricordandoci che ciò si può fare anche in allegria, in compagnia, divertendosi, e soprattutto con l’ironia, che forse è il mezzo più potente per esorcizzare i nostri mali.

Le leggi del teatro vengono sfidate continuamente con schemi e stili che si spezzano, si ricompongono e si influenza l’un l’altro, e il risultato non si sarebbe dimostrato più che convincente senza una buonissima preparazione tecnica degli attori. Ivan Talarico e Luca Ruocco hanno dimostrato di avere una spiccata versatilità  e un’altissima capacità  di concentrazione oltre che un forte carisma scenico.
Hanno voluto chiaramente creare un prodotto teatrale molto efficiente che sembra sbocciare da un insieme di contaminazioni artistico-culturale di diverso genere, eppure non si colloca in nessuno dei generi dai quali attinge. Potrebbe essere quindi una proposta di un modo diverso di fare teatro? Chissà ! Sicuramente il “Senso” è arrivato, e pure con molta forza!

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