SCENE CONTEMPORANEE | DoppioSenso Unico – La variante E.K.


Il suicidio è l'espediente utilizzato in maniera grottesca da DoppioSenso Unico per il suo nuovo spettacolo, dal titolo La variante E.K.

Articolo pubblicato su Scene Contemporanee del 12/01/2013

di Renata Savo

Lezione di suicidio. Perché, secondo la compagnia DoppioSenso Unico – fondata nel 1999 da Luca Ruocco e Ivan Talarico sulla scia dell'omonima compagnia gestita dagli antenati nel 1932 – anche per suicidarsi occorre essere bene addestrati. Gli allenatori sono loro due, Luca e Ivan, e l’”allievo”, E.K.: personaggio senza nome e senza un volto precisi. Ogni sera ce n’è uno nuovo. E.K., infatti, è interpretato da uno spettatore, autentico impreparato chiamato a fingere di essere l’uomo risoluto a impiccarsi. Per fortuna, non deve necessariamente possedere doti di attore e, soprattutto, non deve avere manie suicide. Certo, se ha un certo carisma è meglio. Dal canto loro, anche i due attori devono cavarsela bene con l’improvvisazione, quando occorre, per mantenere vivace il tutto nonostante l’atmosfera funerea; perché La variante E.K. è uno spettacolo comico, anche se deve finire in tragedia.

Questa bizzarra connessione tra comico e tragico – condizione che all’inizio crea un po’ d’imbarazzo al “malcapitato” di turno – si manifesta attraverso pochi espedienti (oggetti, maschere e parrucche) utili a evocare ambienti e circostanze con l’ausilio di didascalie proiettate alle spalle di E.K., che introducono lo spettatore alle azioni-commento-istruzioni dei due attori. La struttura, un montaggio di scene libero e surreale che, oltre a mandare avanti lo spettacolo, lo fa anche tornare al punto di partenza, è interessante, e produce un effetto di straniamento bilanciato con il coinvolgimento emotivo dello spettatore, seduto di fronte a episodi di una comicità sofisticata e nera. Il coinvolgimento, poi, diventa attivo in tutti i sensi quando gli attori camminano in platea, reclutando personaggi da mettere in scena per pochi minuti, giusto il tempo di regalare alla triste vita di E.K. un contesto, quello affettivo, con cui farlo interagire in maniera sottile e metaforica.

La compagnia DoppioSenso Unico, insomma, parla un linguaggio che attinge direttamente al nostro tempo, secondo quelle strane ma creative forme di comunicazione che circolano in rete (i memes, ad esempio). Senza penetrare troppo in profondità la questione etica, lo spettacolo riesce a occuparsi in maniera leggera e originale di tutte le piccole sfumature che circondano il tema del suicidio, e tutto ciò che da esso può generarsi. Come se l’analisi al microscopio che la compagnia ha operato sulla questione non riguardasse solo la volontà di un individuo di porre fine alla propria vita ma, piuttosto, fosse studiata per sperimentare la complessità di un nuovo dispositivo scenico e il potere immaginifico di una mente. Anzi, di due.

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